BANANA MOON

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Ci sono progetti che prima che belli devono essere buoni…e giusti.

Nel centro storico di Minervino Murge esiste una torre di epoca quattrocentesca. Intorno alla torre, a precluderne l’accesso, a cavallo fra il diciottesimo e il diciannovesimo secolo, fu edificato un palazzo su due livelli (piano terra e piano nobile). Nel corso degli anni sessanta del novecento il palazzo fu demolito e sostituito da un edificio su tre livelli che ridusse ulteriormente la visibilità del pregevole monumento (avvenimento fra i più discussi della storia architettonica e urbanistica del paese). Al piano terra, in corrispondenza dell’antico androne d’ingresso, fu ricavato un piccolo negozio. Al servizio dell’esercizio commerciale, negli stessi anni, furono installate alcune teche esterne. Il cattivo stato di conservazione delle teche ha spinto la committenza a cogliere l’occasione della manutenzione per operare un restyling dell’immagine del negozio.

Nelle fasi preliminari del progetto di restyling, nel corso di alcuni sondaggi sul luogo, è emerso che dietro le teche e i vari rivestimenti di marmi e lamiere, sopravviveva, in un discreto stato di conservazione, il paramento murario in pietra del piano terra del palazzo antico. Pertanto tutto ciò che era presente sulla facciata andava trattato alla stregua di superfetazione da rimuovere; le teche esistenti andavano assolutamente sostituite con nuove teche che avessero il fondamentale requisito di non occludere la vista dell’antico paramento murario; la pietra doveva essere pulita con attenzione a non eliminarne la patina; le parti ammalorate andavano sostituite; le lacune andavano colmate facendo attenzione a mantenere distinguibile il nuovo dall’antico attraverso lievi differenze del trattamento superficiale della pietra; le nuove teche dovevano essere ancorate alla muratura sfruttando le parti già danneggiate; la loro struttura doveva essere leggera, opaca solo dove necessario, trasparente ovunque possibile; i prodotti dovevano avere il giusto risalto senza precludere la fruizione estetica della cornice architettonica.

E così abbiamo fatto…perché così era giusto…per la Torre…e per il Corso.

 

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“UN CAPANNONE”

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In collaborazione con l’ing. Luigi Bevilacqua

Il progetto è informato dall’idea che ogni edificio, anche il più semplice, debba avere il suo carattere; che ogni tema progettuale, anche il più prosaico, possa accogliere le intenzioni estetiche dell’architettura. La tipologia è quella usuale del capannone in calcestruzzo prefabbricato, giustapposto ad un corpo più alto in calcestruzzo gettato in opera che ospita laboratori artigianali al piano terra ed al primo piano uffici e alloggio del custode. Per conferire all’edificio un carattere più urbano, la netta stereometria dell’impianto è rotta dai vuoti del portico e delle logge e dalle sporgenze dei balconi, introducendo accenni di spazialità. Il portico è in continuità con un pergolato che contribuisce ad estendere lo spazio esterno coperto e a conferire al luogo di lavoro un carattere più rurale, grazie anche al verde di progetto e al paesaggio intorno. Il portico e il pergolato…l’urbano e il rurale: il lavoro quotidiano accolto in un luogo che sia un pochino di più di “un capannone”.

VILLA TRIFAMILIARE a Minervino Murge

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In collaborazione con l’arch. Savino Giuliano e l’ing. Luigi Bevilacqua

Una costruzione incompiuta su tre livelli, di cui esiste solo l’intelaiatura strutturale in cemento armato, in una posizione panoramica a stretto contatto con il paesaggio murgiano. In questa struttura la committenza ha chiesto di inserire due unità abitative al piano terra, una al piano primo e le pertinenti autorimesse al piano seminterrato. La composizione volumetrica era vincolata dalla struttura esistente, pertanto il progetto si è sviluppato attraverso l’indagine delle relazioni funzionali e formali fra gli spazi interni e l’involucro edilizio. Una logica progettuale pura e razionale: definita la struttura è dato il volume, pertanto la pianta implica i prospetti…interno che disegna l’esterno. Questa particolare condizione progettuale ha escluso l’opzione organica, ma questo non ci ha affatto messi in imbarazzo. Tutt’altro: siamo sulla Murgia, in Puglia, nel Mediterraneo…e da queste parti le forme del moderno e dell’antico quasi coincidono. Purezza razionalista con qualche inflessione vernacolare. L’intonaco bianco e levigato incontra la scabrosità della pietra attraverso la mediazione morbida del tufo. Il listello in pietra al livello degli architravi è una concessione decorativa, ma la più semplice. Le recinzioni suggeriscono uno jazzo; alle finestre, anche se scorrevoli, ci sono le persiane; sul tetto coppi e tegole e nel cielo due falchetti.

ORATORIO

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Nel Santuario della Madonna del Sabato di Minervino Murge, a fronte di una notevole dotazione di spazi attrezzati esterni, va rilevata una grave carenza, e quasi la totale assenza, di spazi chiusi e coperti dedicati alle attività oratoriali. Attualmente sono presenti nell’area del Santuario, seppure bisognevoli di un corposo piano di manutenzione straordinaria, un campo da tennis con superficie in cemento, un campo da calcio in terra battuta e ampi spazi verdi discretamente attrezzati. A servizio di queste attrezzature è un piccolo edificio destinato in parte a spogliatoio e in parte a servizi igienici. Il progetto consiste nell’ampliamento dell’edificio esistente al fine di incrementare la dotazione di spazi per attività oratoriali svolte al chiuso (gioco, svago, socializzazione, apprendimento).

Il progetto è inserito in un programma di intervento più ampio che comprende la valorizzazione della adiacente cavità ipogea artificiale. Questo programma prevede la creazione di una piazza attraverso la messa in piano dell’attuale rampa per la discesa in grotta che sarà sostituita da una scalinata di ingombro molto minore. La piazza, per la sua particolare conformazione, costituirà un’ambientazione ottimale per le rappresentazioni teatrali, fra le quali, in particolare, la rievocazione storica del ritrovamento in una grotta rupestre dell’immagine della Vergine e della conseguente costruzione del Santuario stesso da parte del principe Marzio Pignatelli nel sedicesimo secolo. Questo appuntamento, infatti, seppure di recente istituzione, rappresenta un punto focale nell’operazione di riscoperta del valore identitario del Santuario messa in atto negli ultimissimi anni. La rappresentazione troverà perfetta ambientazione nello spazio della piazza, data la particolare interazione fra lo spazio scenico e la sottostante grotta.

BATI’

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Esiste un chiosco per la somministrazione di bevande ed alimenti nella villa Faro il cui spazio antistante è uno dei luoghi di ritrovo e socializzazione più frequentati di Minervino Murge. Per destagionalizzare l’attività la committenza ci ha chiesto di progettare una struttura che dia agli avventori il giusto riparo ma senza farli sentire al chiuso. Idea: una grande copertura in legno con struttura a reticolo, setti portanti in legno lamellare perimetrali e vetrate scorrevoli a tutta altezza a scomparsa nei setti. Un angolo libero-vetrato invita all’ingresso insieme all’insegna; all’interno non ci sono sostegni e lo spazio è integro; l’interno e l’esterno sono in relazione intima ma non totalizzante (il riparo è anche privacy!). Perline in legno verticali e fioriere sulla copertura integrano visivamente la struttura alle alberature; sedute esterne perimetrali in pietra di Trani sono l’interfaccia con la villa e rendono meno netto il confine dentro-fuori.

RESTYLING GLOBO

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in collaborazione con

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Il fronte principale dello show room di Pescara della CERAMICHE GLOBO è costituito da un corpo cilindrico innestato sul netto parallelepipedo dell’involucro edilizio. Una composizione volumetrica molto riconoscibile (dato anche il celeste dei rivestimenti ceramici) ma estremamente statica e ormai poco rappresentativa dell’azienda. La richiesta del committente era di rinnovare la facciata e migliorare la comunicazione dei servizi offerti. Abbiamo disegnato considerando l’intera facciata come un’unica grande veste grafica dell’edificio ma dotata di qualità plastiche. Il risultato è una forma fluida in lamiera stirata che riveste i volumi esistenti e funge da supporto alla comunicazione scritta.

CHIESA – MOSCHEA

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Questo progetto è stato elaborato durante gli studi in Architettura, per il Laboratorio di Progettazione del terzo anno. La richiesta era di integrare nello stesso spazio architettonico due luoghi di culto profondamente diversi per esigenze funzionali e conformazione spaziale: la chiesa e la moschea. La soluzione è stata quella di disporre la chiesa in una cavea ipogea e la moschea su un piano sopraelevato, mettendo in condivisione uno spazio d’ingresso a tutta altezza e la luce proveniente da un taglio in copertura e portata nelle aule dalla medesima superficie bianca. La forma dell’edificio è frutto di questa particolare distribuzione degli spazi e del disassamento fra l’asse liturgico della chiesa e la direzione della Mecca. La pianta triangolare è scaturita dal raccordo formale fra il settore di cerchio dell’assemblea chiesastica e la rigida ortogonalità della matrice spaziale della moschea. Il tutto sulla sponda meridionale del fiume Pescara, in un complesso di edifici che appare generato da imponenti movimenti tellurici.